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Amori/matrimoni | Arlecchino e Colombina

«Recitar! Mentre preso dal delirio
non so più quel che dico e quel che faccio!
Eppur è d'uopo... sforzati!
Bah! sei tu forse un uom?
Tu se' Pagliaccio!
Vesti la giubba e la faccia infarina.
La gente paga e rider vuole qua.
E se Arlecchin t'invola Colombina,
ridi, Pagliaccio... e ognun applaudirà!
Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto;
in una smorfia il singhiozzo e 'l dolor...
Ridi, Pagliaccio, sul tuo amore in franto!
Ridi del duol che t'avvelena il cor!»

In pieno clima carnevalesco la coppia del giorno è costituita da due delle maschere italiane più famose: Arlecchino e Colombina.
Entrambi sono protagonisti della commedia dell'arte: Arlecchino rappresenta il personaggio del servo sciocco: ingenuo e credulone tende a mettersi sempre nei guai; Colombina è la sua eterna fidanzata (in alcuni casi la sua amante): raffinata e astuta è anche lei una 'servetta', spesso oggetto delle attenzioni del padrone, cosa questa che provoca la gelosia di Arlecchino.

Tra tutti gli esempi ve ne proponiamo uno molto famoso in cui le maschere di Arlecchino e Colombina, in questo caso nel ruolo di amanti, diventano il pretesto per trattare di questioni quotidiane mostrando quanto possa essere labile il confine tra rappresentazione e realtà. Stiamo parlando dell'opera “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo.

La trama dell'opera è semplice.
Canio (nella rappresentazione della commedia sarà Pagliaccio) è il capo di una compagnia teatrale di cui fanno parte la moglie Nedda (che sarà Colombina), Tonio (interpreterà Taddeo) e Beppe (che sarà Arlecchino); la scena si svolge in un paesino calabrese, qui la compagnia deve rappresentare una commedia in cui Colombina tradisce Pagliaccio, suo marito, con Arlecchino, seguendo i toni comici della commedia, questa rappresentazione dovrebbe concludersi per il meglio...

… se non fosse che anche nella realtà Nedda tradisce Canio con Silvio e progetta di fuggire con lui; i due sono visti da Tonio che, essendo stato precedentemente respinto da Nedda, per vendetta conduce Canio nel luogo in cui i due amanti si sono appartati. Alla scoperta del tradimento Canio ha una reazione violenta e viene riportato alla calma e alla ragione da Beppe che gli fa notare come si stia avvicinando il momento di dare inizio allo spettacolo e che quindi devono prepararsi per accogliere il pubblico e per portare a compimento il loro lavoro.
È qui che il personaggio di Canio esegue l'aria 'Vesti la giubba!' in cui esprime il suo tormento nel dover recitare una parte che oltre ad avere legami con la realtà è anche finalizzata a provocare ilarità nel pubblico.
Nella rappresentazione della commedia la realtà e la finzione si confondono e Canio finisce per abbandonare il ruolo di Pagliaccio e per uccidere Nedda e il suo amante, terminando l'opera con un perentorio “La commedia è finita!

Vi lasciamo con questa splendida interpretazione di Luciano Pavarotti

// Arlecchino gran signore, tela di Giovanni Domenico Ferretti.

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