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Amori/matrimoni | Ero e Leandro

«Non è in nostro potere amare o odiare a piacimento,
poiché la volontà, in noi, è governata dal fato.
Allorché vediamo due atleti ignudi,
molto innanzi che la corsa abbia inizio,
desideriamo che l'uno perda e l'altro vinca;
ed uno soprattutto preferiamo di due lingotti d'oro,
che pur siano in ogni loro parte uguali.»

(Cristopher Marlowe, Ero e Leandro)

Ero e Leandro sono i due personaggi di un mito greco molto intenso che narra del loro profondo e sfortunato amore, separato, unito e, infine, definitivamente interrotto dal mare.

Ero sacerdotessa di Afrodite risiedeva a Sesto, Leandro ad Abido, due località poste l'una di fronte all'altra sulle coste dell'Ellesponto (attualmente maggiormente noto come stretto dei Dardanelli che separa Europa e Asia).
Leandro per raggiungere la sua amata percorreva tutte le sere a nuoto la distanza che li separava, Ero lo attendeva e per segnalargli la posizione, la rotta da seguire e fare in modo che non si perdesse nella notte accendeva un lume.
Leandro sfidava qualsiasi avversità meteorologica per raggiungere Ero, finché una sera condizioni più avverse del solito provocarono lo spegnimento del lumicino che guidava la sua traversata, Leandro nella furia dell'acqua e senza più un punto di riferimento a fargli da guida venne travolto dalle correnti; al mattino Ero trovò il corpo senza vita dell'amato e per il dolore si uccise.

Diverse sono state le espressioni artistiche che hanno fatto riferimento a questi due amanti, Christopher Marlowe dedicò loro un poema e Handel una cantata; ma fu soprattutto durante il Romanticismo che queste due figure attirarono poeti e compositori che ne celebrarono il mito, Lord Byron ne fu talmente coinvolto che, da nuotatore qual era, effettuò la traversata dello stretto dei Dardanelli inaugurando una pratica che continua ad attirare nuotatori da diverse parti del mondo, che affrontano questo percorso immaginando di ricalcare le bracciate di Leandro.

immagine: Ero e Leando, Rubens

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